Artist: +
Saturday, 25 May 2013
+ - "Fuga:CM" (element perspective 131)
Interessante e gradevole operazione di remix e ricostruzione di un album uscito circa un mese fa per element perspective: - - "Fuga". Il nome dell'artista si capovolge e da simbolo della sottrazione si trasforma in addizione, stranezze a cui la netlabel giapponese oramai ci ha abituati. Più che remix sembrano delle vere e proprie ricostruzioni perchè non è semplice trovare gli allacciamenti tra la versione originale di - e quella riproposta da +. Quindi decido di approcciarmi a quest'album senza confronti e preconcetti ed assaporarlo così com'è. Chiara impronta element perspective nel sound elettronico proposto. La netlabel giapponese è a mio parere una delle poche che sa offrire un suono e un design che la rende riconoscibile tra le innumerevoli etichette presenti al mondo. Le tracce di "Fuga:CM" sono arricchite di elementi ritmici rispetto alle versioni originali e molte volte mi scopro con qualche arto impegnato a scandire il tempo. C'è profumo di dance, di club all'avanguardia, di monitor con l'immagine fissa su un avviso di chiusura delle trasmissioni. Ci sono migliaia di giovani disoccupati che girovagano per metropoli disordinate, in continuo stato confusionale tra realtà (quale?) e social avatar forti e narcisistici. Si sente l'alienazione che si prova quando si è persa l'abitudine di conversare realmente. Molti dei suoni che potevano rappresentare il futuro sono qui presenti, tra elettrodomestici sempre più sofisticati, curiose webcam e polpastrelli logorati da tastiere e schermi touch. Japan. 2013. This is the sound.
Artist: +
Artist: +
Etichette:
electronica,
Element perspective,
experimental
Ubicazione:
Japan
Thursday, 23 May 2013
Various Artists - "Celestial Matter" (Subterranean Tide 01)
"Celestial Matter, the fragments of
objects of any form that orbit, fly or remain still in the vast
darkness of our universe, a wondrous thing when thought about, and
even more amazing when you stare up at a night sky and see these
objects in their luminosity. But have you heard celestial matter?" (Words by Subterranean Tide)
Premetto che non sono un grande ascoltatore ed estimatore di musica ambient e molte volte mi ritrovo ad annoiarmi o ad addormentarmi su interminabili e invariabili tappeti sonori. Però succede che mi imbatto in alcuni album che riescono a catturare e a mantenere vigile la mia attenzione. E' il caso di "Celestial Matter", release n°01 della neonata netlabel statunitense (Richmond, Virginia) Subterranean Tide, guidata da Emily Loren Moss Ferrel. 17 tracce di 17 differenti artisti che provano ad avvicinarsi e a descrivere la materia celeste, composte ispirandosi ad una poesia di Emily. E il risultato è avvincente. Basta chiudere gli occhi e ci si ritrova a galleggiare senza peso nello spazio, accerchiati da lievi e quasi impercettibili mutamenti di luminosità. Frammenti di polveri spaziali primordiali allontanano per pochi istanti quell'angosciante solitudine che ci accompagna dalla nascita ("Dri Ice"). L'infinità dello spazio vista da vicino, come un turista curioso e incantato da questa immensa e inquietante bellezza ("Oort Cloud"). Lontani echi di vivaci e colorati volatili che ci ricordano la nostra origine terrestre ("Back and Forth"). Grammofoni smarriti in profondità abissali ai confini del tempo ("Breathing Through Me") Un'oscurità conturbante avvolge l'intero album avvicinando la propria anima al mistero universale. Forse la durata è un po' eccessiva ed un'ora e trenta minuti di ambient music non sono di facile digestione, ma assimilato a dosi ridotte regala momenti di cupa ed intensa bellezza. Ottimo punto di partenza per una netlabel che ha saputo creare subito un nucleo di interesse intorno a sè.
Premetto che non sono un grande ascoltatore ed estimatore di musica ambient e molte volte mi ritrovo ad annoiarmi o ad addormentarmi su interminabili e invariabili tappeti sonori. Però succede che mi imbatto in alcuni album che riescono a catturare e a mantenere vigile la mia attenzione. E' il caso di "Celestial Matter", release n°01 della neonata netlabel statunitense (Richmond, Virginia) Subterranean Tide, guidata da Emily Loren Moss Ferrel. 17 tracce di 17 differenti artisti che provano ad avvicinarsi e a descrivere la materia celeste, composte ispirandosi ad una poesia di Emily. E il risultato è avvincente. Basta chiudere gli occhi e ci si ritrova a galleggiare senza peso nello spazio, accerchiati da lievi e quasi impercettibili mutamenti di luminosità. Frammenti di polveri spaziali primordiali allontanano per pochi istanti quell'angosciante solitudine che ci accompagna dalla nascita ("Dri Ice"). L'infinità dello spazio vista da vicino, come un turista curioso e incantato da questa immensa e inquietante bellezza ("Oort Cloud"). Lontani echi di vivaci e colorati volatili che ci ricordano la nostra origine terrestre ("Back and Forth"). Grammofoni smarriti in profondità abissali ai confini del tempo ("Breathing Through Me") Un'oscurità conturbante avvolge l'intero album avvicinando la propria anima al mistero universale. Forse la durata è un po' eccessiva ed un'ora e trenta minuti di ambient music non sono di facile digestione, ma assimilato a dosi ridotte regala momenti di cupa ed intensa bellezza. Ottimo punto di partenza per una netlabel che ha saputo creare subito un nucleo di interesse intorno a sè.
Etichette:
ambient,
Subterranean Tide,
Various Artists
Ubicazione:
Richmond, Virginia, U.S.A.
Tuesday, 21 May 2013
Names - "He Downright Up and Left Us" (self released)
"He Downright Up and Left Us is my
newest release as "Names," my ongoing music project. This
album blends folk instrumentation with soft electronics and tape
samples. There's a lot more writing here as well; the theme of the
6-track album is a nautical origin story." (Words by Names)
Seguo interessato l'evolversi del progetto Names, ideato dal regista/musicista americano Brian Barth. Uscito pochi mesi fa con l'ottimo "Golem" (in download gratuito o con offerta libera sulla sua pagina Bandcamp), ritorna con questo quieto e malinconico "He Downright Up and Left Us". Piccoli ritratti di un'umanità che ha perso la bussola ormai da parecchio tempo e che girovaga al buio attratta da luci artificiali ingannevolmente intermittenti. C'è profumo di elementi naturali nelle tracce di Names. Chitarre acustiche come maglioni di lana a ripararmi dal freddo prolungato di un inverno senza fine e minuscoli rumori, forse passi di insetti che sollevano inconsapevolmente impercettibili polveri. Ci sono sentieri trascurati che accompagnano con sopportabile fatica a visioni di splendidi paesaggi, panorami che il cancro umano non ha ancora intaccato. Credo che Brian Barth abbia un legame molto intenso con la terra e la natura ed un'ottima capacità di trasmetterlo candidamente con la propria musica.
Artist: Names
Seguo interessato l'evolversi del progetto Names, ideato dal regista/musicista americano Brian Barth. Uscito pochi mesi fa con l'ottimo "Golem" (in download gratuito o con offerta libera sulla sua pagina Bandcamp), ritorna con questo quieto e malinconico "He Downright Up and Left Us". Piccoli ritratti di un'umanità che ha perso la bussola ormai da parecchio tempo e che girovaga al buio attratta da luci artificiali ingannevolmente intermittenti. C'è profumo di elementi naturali nelle tracce di Names. Chitarre acustiche come maglioni di lana a ripararmi dal freddo prolungato di un inverno senza fine e minuscoli rumori, forse passi di insetti che sollevano inconsapevolmente impercettibili polveri. Ci sono sentieri trascurati che accompagnano con sopportabile fatica a visioni di splendidi paesaggi, panorami che il cancro umano non ha ancora intaccato. Credo che Brian Barth abbia un legame molto intenso con la terra e la natura ed un'ottima capacità di trasmetterlo candidamente con la propria musica.
Artist: Names
Title: He Downright Up and Left Us
Label: self released
Style: electro-acoustic, ambient
Date: May 14, 2013
Label: self released
Style: electro-acoustic, ambient
Date: May 14, 2013
Etichette:
ambient,
Electro-Acoustic,
Names,
self released
Ubicazione:
Boston, Massachusetts, U.S.A.
Saturday, 18 May 2013
Afternoon Talk - "Afternoon Talk EP" (totokoko 035)
"Afternoon Talk - Self Titled is our
first EP, followed by Island as our single of upcoming album. This
EP was recorded at bedroom in 2011. We offer the public an
acoustic sound with the concept of simplicity in our music.
Three
words to describe this EP are simple-sweet-short acoustic songs" (Words by totokoko)
Questo EP degli indonesiani Afternoon Talk mi ha affascinato sin dal primo ascolto della traccia proposta in streaming dalla netlabel giapponese Totokoko, la piccola perla acoustic-pop intitolata "There's One Thing You Should Know". Una semplicità coinvolgente, pochi accordi di chitarra e una melodia vocale che è come una morbida garza che ti fascia e protegge una profonda ustione. Artwork in perfetto stile Totokoko, anche se questo EP è stato originariamente rilasciato nel febbraio 2012 dalla netlabel indonesiana Hujan!Rekords. Gli Afternoon Talk hanno la capacità di unire testi tristi e malinconici su basi musicali che invece trasportano verso una spensierata positività. Mi piacerebbe unirmi a loro come spettatore in un'esibizione improvvisata su una spiaggia indonesiana. Mi rispecchio molto in un affermazione di Budi Warsito che dice pressapoco così: "ascoltare le loro canzoni è come incontrare un estraneo su una panchina, che ci ha invitato immediatamente a parlare, e proprio durante il primo minuto ci siamo chiesti: perché non abbiamo mai saputo prima della sua esistenza?" Per chi vuole approfondire si possono trovare in rete svariati video (non propriamente di ottima qualità) della loro fertile attività live.
Questo EP degli indonesiani Afternoon Talk mi ha affascinato sin dal primo ascolto della traccia proposta in streaming dalla netlabel giapponese Totokoko, la piccola perla acoustic-pop intitolata "There's One Thing You Should Know". Una semplicità coinvolgente, pochi accordi di chitarra e una melodia vocale che è come una morbida garza che ti fascia e protegge una profonda ustione. Artwork in perfetto stile Totokoko, anche se questo EP è stato originariamente rilasciato nel febbraio 2012 dalla netlabel indonesiana Hujan!Rekords. Gli Afternoon Talk hanno la capacità di unire testi tristi e malinconici su basi musicali che invece trasportano verso una spensierata positività. Mi piacerebbe unirmi a loro come spettatore in un'esibizione improvvisata su una spiaggia indonesiana. Mi rispecchio molto in un affermazione di Budi Warsito che dice pressapoco così: "ascoltare le loro canzoni è come incontrare un estraneo su una panchina, che ci ha invitato immediatamente a parlare, e proprio durante il primo minuto ci siamo chiesti: perché non abbiamo mai saputo prima della sua esistenza?" Per chi vuole approfondire si possono trovare in rete svariati video (non propriamente di ottima qualità) della loro fertile attività live.
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| Afternoon Talk |
Artist: Afternoon Talk (FB)
Etichette:
Acoustic,
Afternoon Talk,
Folk,
pop,
totokoko netlabel
Ubicazione:
Bandar Lampung, Indonesia
Wednesday, 15 May 2013
Tarannà - "L'era d'aquari" (Bestiar Netlabel 060)
"Created in 2006, Tarannà is a
Barcelona based music band lead by Sisu Coromina (La Bisbal
d’Empordà, 1981) that uses contemporary jazz and instrumental song
as point of departure in the search of their own sound. Their
influences range between free jazz, progressive rock, improvised and
traditional music..." (extract from Tarannà Facebook page)
E' sempre piacevole incontrare un album di sano e robusto jazz-prog-rock. Certamente non si stanno scrivendo nuove pagine del grande libro della musica ma il godimento è notevole nell'ascoltare quattro ottimi musicisti che sanno dialogare e improvvisare tra di loro all'interno di composizioni dalla pregevole scrittura. Tarannà sono una band di Barcellona capitanata dal compositore e sassofonista Sisu Coromina. Chitarra , basso, sax e batteria e una gran voglia di esprimersi e divertirsi. Spettacolari tensioni e crescendo in emozionanti soli di chitarra con wah-wah su basi funk-oriented (Nicolasa). Frasi all'unisono, cambiamenti di tempo e dinamiche, assoli fantasiosi e appassionati; ci sono tutti gli ingredienti necessari per rendere gustosa e succulenta questa release firmata Bestiar. Tra le cinque tracce qui presenti mi sento obbligato a menzionare la finale "El pes de l'aigua", in cui altri strumentisti si aggiungono al quartetto spagnolo. Lunga composizione articolata che in alcuni momenti ricorda Zappa nel meraviglioso periodo "big-band", passando da atmosfere cinematografiche alla "Mission Impossible". Senza dubbio il momento creativamente più alto dell'intero album. Me saco el sombrero.
Artist: Tarannà (FB)
Tarannà - "El pes de l'aigua"
E' sempre piacevole incontrare un album di sano e robusto jazz-prog-rock. Certamente non si stanno scrivendo nuove pagine del grande libro della musica ma il godimento è notevole nell'ascoltare quattro ottimi musicisti che sanno dialogare e improvvisare tra di loro all'interno di composizioni dalla pregevole scrittura. Tarannà sono una band di Barcellona capitanata dal compositore e sassofonista Sisu Coromina. Chitarra , basso, sax e batteria e una gran voglia di esprimersi e divertirsi. Spettacolari tensioni e crescendo in emozionanti soli di chitarra con wah-wah su basi funk-oriented (Nicolasa). Frasi all'unisono, cambiamenti di tempo e dinamiche, assoli fantasiosi e appassionati; ci sono tutti gli ingredienti necessari per rendere gustosa e succulenta questa release firmata Bestiar. Tra le cinque tracce qui presenti mi sento obbligato a menzionare la finale "El pes de l'aigua", in cui altri strumentisti si aggiungono al quartetto spagnolo. Lunga composizione articolata che in alcuni momenti ricorda Zappa nel meraviglioso periodo "big-band", passando da atmosfere cinematografiche alla "Mission Impossible". Senza dubbio il momento creativamente più alto dell'intero album. Me saco el sombrero.
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| Tarannà |
Artist: Tarannà (FB)
Etichette:
Bestiar Netlabel,
impro,
jazz,
Rock,
Tarannà
Ubicazione:
Barcelona, Spain
Sunday, 12 May 2013
Prince Nifty - "Pity Slash Love" (self released)
Ad un primo rapido ascolto mi sono fatto ingannare ed ho catalogato velocemente questo album come folk/electronic. Ma all'interno di "Pity Slash Love" c'è un oceano di stili e influenze in cui abbandonarsi in una sorta di trance d'ascolto. Un album così variegato e sostanzioso non lo ascoltavo da parecchio tempo. E mentre mi chiedo se Prince Nifty (Matt Smif, Toronto) è un piccolo genio leggo in giro per la rete affermazioni del tipo "one of the best records of the year" che condivido pienamente. Ascoltare "Pity Slash Love" è un'esperienza unica. E' come attraversare a piedi una fiera dei generi musicali sotto l'effetto di qualche stupefacente, incrociando e salutando gioiosamente persone di tutte le razze. Dall'africano semi-svestito al tedesco invasato del suo laptop, dal folk-singer con inseparabile chitarra sino al ragazzo travestito da Prince (l'altro, tal Roger Nelson). Prince Nifty ha l'incredibile capacità di miscelare un'enormità di generi senza cadere nella pericolosa trappola di creare un brano per stile. Qui si intravede una grande cultura musicale ed un'innata capacità di riassumere le proprie esperienze in qualcosa di totalmente nuovo. Trance-electronica che abbraccia canti africani e jazz, perdendosi in ritmiche matematicamente impossibili. La scelta dei suoni e il modo di accostarli conduce spesso in uno stato di accogliente ipnosi facendomi venire più volte la pelle d'oca. "Pity Slash Love" contiene una mole di creatività sterminata e può essere preso da esempio didattico per la genesi di nuovi futuri lavori (vista la quantità di spunti originali che offre). I dodici minuti di "Vincentian Values" valgono l'effetto di una qualsiasi droga leggera. Consigliato a tutti quelli che cercano nuove emozioni dalla musica.
✱ Per chi volesse approfondire il Prince Nifty pensiero c'è un'interessante intervista pubblicata su Wavelenght e una bella recensione di Ned Ragget.
Artist: Prince Nifty
Etichette:
afro,
Dedicated Ears Legal,
electronic,
experimental,
Folk,
Prince Nifty,
self released,
trance
Ubicazione:
Toronto, Ontario, Canada
Saturday, 11 May 2013
Electric Mirrors - "Drive" ( PICPACK 176)
Eddie Palmer (New York) è un artista instancabile. Oltre a dedicarsi con estrema prolificità all'interessante progetto "The Fucked Up Beat" (con il socio Brett Zehner), riesce a trovare il tempo anche per questa band parallela chiamata Electric Mirrors (con Derek Rutter). Le affinità tra i due progetti sono notevoli, a partire dagli art-work degli album dal loro inconfondibile stile fino all'inserimento di alcune sonorità e samples datati (molti raccolti dall'enorme archivio del public domain). Potrei partire dalle differenze, e sicuramente gli Electric Mirrors si privano di quegli elementi tribali che rendono unico il sound di T.F.U.B., situandosi in un area più trip-hop-funk, caratterizzata da una maggiore presenza di chitarre e ritmiche hip-hop. "Drive" è un album che acquista sostanza brano dopo brano e arriva al suo apice dalla metà in poi. Notevoli le atmosfere western-desertiche di "The Illuminated Highway/ Urban Exodus" e il beat-noire di"1956 Cocktail Party/ Suburban
Architecture". Mi chiedo perchè Eddie non abbia ancora preso in considerazione l'inserimento di un vocalist, soprattutto in questo progetto. Le basi presenti in "Drive" sono perfette per la presenza di un elemento vocale, magari dalle timbriche grezze e cupe come il sound di Electric Mirrors. Brani come "The Cloud Sculptors of Coral D" e "Good Night/Sleep" o l'iniziale"The Sudden Afternoon/ Archetypes" a parer mio lo richiedono espressamente. Mi sono ritrovato più di una volta ad improvvisare liriche senza senso e pseudo-melodie su parecchie tracce di "Drive", che rimane comunque eccellente anche così com'è.
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| Electric Mirrors (Eddie Palmer/Derek Rutter) |
Artist: Electric Mirrors (FB)
Title: Drive
Label: PICPACK
Style: sound-collage, electro-acoustic
Date: May 09, 2013
Title: Drive
Label: PICPACK
Style: sound-collage, electro-acoustic
Date: May 09, 2013
Etichette:
Eddie Palmer,
Electric Mirrors,
Electro-Acoustic,
PICPACK,
Sound-Collage,
The Fucked Up Beat
Ubicazione:
New York
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