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Saturday, 5 December 2015

armaud - "How to Erase a Plot" (lady sometimes records)

"armaud is an ethereal warrior. 
A charming balance between fragile vocals and a down-to-earth attitude, from the seemingly sad little girl to the woman finally claiming her courage to be rough." (text from Bandcamp page)

passi leggeri  tra le vie di una città in bianco e nero, per non disturbare il tempo che ti cammina accanto. minuscole gocce di nebbia nascondono abilmente le imperfezioni di una vita inconsapevolmente improvvisata. carezze e respiri sotto a lenzuola dipinte di nero. potresti essere chiunque ma sei tu. un sottile gioco di intimità accennate, di sguardi che fuggono impauriti,  di pieghe di vestiti stropicciati che si spostano lentamente come onde di un mare dormiente.  un'invadente sensibilità che ti accompagna al bicchiere più vicino per placarla. quante albe e tramonti persi per giocare ai giochi di una società cronicamente ammalata? i puntini elettrici che si accendono sotto la pelle, brevi e rare gioie orgasmiche provocate dall'ascolto di gioiellini intimo-acustici quali "BK". L'autunno sta per terminare e "How to Erase a Plot" continua a dipingere le mie giornate di tenui colori grigio-bluastri. Credo che se in un improbabile giorno dovessi incontrare Paola Fecarotta, vocalist e compositrice di Armaud, l'abbraccerò per più di tre secondi e non più di quindici. Da non dimenticare anche Marco Bonini, ingegnoso musicista romano che seguo con interesse da alcuni anni, in attività anche con Mamavegas, Acre e Ubik.



Paola Fecarotta (armaud)



Artist: armaud (official site)
Title: How to Erase a Plot
Label: lady sometimes records
Style: dream-pop, folktronika
Date: October 23, 2015








Monday, 30 April 2012

Ubik - "My room is the world" (Musica Vermella 021)

Scrivo per la prima volta su queste pagine di Musica Vermella, netlabel che si divide tra Barcellona e Berlino e che ho scoperto solo da pochi giorni grazie a questa release di Ubik, alias Marco Bonini, chitarrista e produttore romano, di cui ho già accennato mesi fa a proposito della band dei Mamasvegas. "My room is the world" e un album ingegnoso che si divide abilmente tra sperimentazioni elettroniche e chitarristiche. Come nel caso di "Arachnoid Trabeculae", dominata da una ritmica cigolante e zoppicante che fa da schermo ad invasioni chitarristiche di ogni tipo. Eccentrica e bizzarra. "Desoil 2.0" è uno dei miei brani preferiti, in cui delicati arpeggi di chitarra imbevuta d'effetti galleggiano su una base semi-acquatica farcita da un vasto campionario di glitcherie. Ubik tratta l'elettronica in modo tutt'altro che superficiale, senza scendere a compromessi con formule facili, ma cercando accuratamente un'originalità sonora che contraddistingue quest'album da molte altre produzioni. Il top di "My room is the world" sopraggiunge a mio parere con la tensione elettrica di "I'm not myself". Una ritmica incisiva su bassi lunghi e graffi elettronici che mantengono alta la tensione. Fino ad interventi dai profumi esotici, visite virtuali in giungle di transistor.  Giochi di spostamenti ritmici in cui l'abilità con la materia elettronica di Ubik fuoriesce in tutta la sua energia. Un piccolo applauso anche per il delicato art-work firmato da Cris Romagosa. Sicuramente uno degli album più intelligenti e innovativi ascoltati di recente.

Ubik (Marco Bonini)


Title: My room is the world
Artist: Ubik
Label: Musica Vermella
Style: Electronic, Experimental, Guitar,
Date: March 09, 2012



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Wednesday, 23 February 2011

[42 Records/24] Mamavegas - "Icon Land"

La collana digitale "24" dell'etichetta "42 Records" ci presenta un'ennesima ottima band del panorama indie italiano, si tratta dei Mamavegas. Ideati dai fratelli Francesco e Daniele Petrosino, si trasformano nell'attuale band (con Andrea Memeo, Emanuele Mancini, Matteo Portelli, Marco Bonini) dopo essersi trasferiti a Roma ed aver compiuto diversi e decisivi cambi di line-up. A soli nove mesi dal precedente "This Is the Day! I See​.​.​." rilasciato sempre da 42 Records ecco arrivare questo splendido "Icon land", piccolo gioiellino post-folk-rock. L'apertura spetta alla sinuosa "Felt" che da subito mi riporta a certe sonorità care a Barbagallo, probabilmente anche nella somiglianza di alcune timbriche vocali. Mamavegas danno nuovamente prova di essere eccellenti musicisti con una creatività sopra alla media sviluppando in questo brano una struttura singolare e raffinati arrangiamenti che (soprattutto nel finale) riportano ad alcune sonorità "British"(Beatles,Verve,etc). "Safe machines" profuma di primavera, di passeggiate in bicicletta, con la bella voce in calda presenza, ed una parte strumentale centrale avvincente. I sei minuti scarsi di "Fortune" (Icon land), perno centrale dell'Ep, ci accompagnano lungo una struttura elaborata di singolare gusto, ogni nuovo cambio si accompagna a quello precedente con naturalezza, come se tutto fosse già stato scritto in un antico libro della musica perfetta. Un'altra caratteristica da non trascurare dei Mamavegas è sicuramente la sapiente armonizzazione di voci e cori, ben rappresentata nella semi-country "Yes we run".
L'ep si chiude con la crepuscolare e sussurrata "Loyal", lasciando nel mio corpo una piacevole sensazione che mi porterà ad ascoltare nuovamente tutti i brani parecchie volte. I Mamavegas a quanto pare dal vivo sanno infondere una grande energia, quindi se vi capita di trovarli nella vostre vicinanze non fateveli scappare.

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