Ecco qua l'EP che nel giorno di Santo Stefano è stato il più gettonato nel mio piccolo Juke-Box cerebrale:"Beach Street" di Happy Elf, presentato addirittura da due netlabel in momentaneo gemellaggio, l'italiana e parecchio valida 51beats (da me conosciuta soprattutto per aver rilasciato quel piccolo capolavoro minimal elettro-acustico intitolato "The winter season" di Errnois) e dall'olandese WMrecordings (oramai attiva da più di 6 anni). "Beach Street" sembra essere stato catapultato ai giorni nostri con una rudimentale macchina del tempo costruita negli anni 80. Sonorità synth-pop a me care, drum machine, vocoder e synth analogici, il tutto suonato in modo semplice e quasi innocente da quell'artista stravagante che si fa chiamare Happy Elf (vero nome Jeroen Elfferich, da Delft, Olanda), attivo sin dal 1999 e con alle spalle una decina di album. Si dice che ha iniziato a fare musica una trentina di anni fa, componendo quasi una canzone alla settimana con i suoi amati synth e drumcomputers. "Thinking About You" non mi si stacca dal cervello sin dal primo ascolto, con quella vocina che sembra uscita dal coro di "La Double Vie de Véronique" di Kieslowski. Malinconia grigio-azzurra da primi anni 80. Cassa, rullante e basso in 4 con hi-hat in levare per "Roberto"(con simpatico home-video allegato)...e qui le gambe iniziano a chiedere di essere messe in movimento...quando la discomusic si trasformò in dancemusic. Un po' Royksopp, un po' Italian Dance 80...Happy Elf ha un modo di comporre semplice ma non banale, coinvolgente e malinconico...basta ascoltare la struggente "Juno Six Sex", ombre nere su pallide guance rilasciate da due linee tracciate sotto agli occhi eccessivamente inumiditi. O la malinconica melodia su base elettro-latin di "My face"( con simpatico home-video allegato). Sei brani per circa 25 minuti di musica, dove la semplicità domina sopra ad ogni altra cosa con una disinvoltura disarmante. Forse il mondo dovrebbe essere così. Puro piacere all'ascolto.
Thinking about you
Juno Six Sex
My Face
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Monday, 27 December 2010
Saturday, 25 December 2010
[Poprebop 005] F.S.Blumm / Bradien: Up Up Treasures / Trim [split cassette]
E' la notte di Natale e spero che il nostro caro Babbo non mi sorprenda qua davanti a questo monitor a scrivere dell'ennesima nuova e seducente release altrimenti quest'anno posso dire addio ai regali, nonostante il mio ammirevole comportamento. Questa volta approdo in Spagna, specificatamente a Barcellona, dove risiede Poprebop Records, etichetta attiva dal 2007. Questa release è uscita inizialmente in formato cassetta avendo come lato A "Up Up Treasures" del musicista e compositore F.S.Blumm e come lato B "Trim" dei Bradien e solo da Dicembre scaricabile gratuitamente su Free Music Archive. Frank Schültge Blumm (Brema) è sicuramente conosciuto tra i i fruitori di musica di etichette indipendenti. Ha collaborato tra l'altro con Morr Music e TomLab ed ha realizzato innumerevoli progetti con artisti di tutto il mondo. In questo "Up Up Treasures" ci delizia le orecchie con una composizione lunga 21 minuti abbondanti che saltella da un ambientazione all'altra con un'indifferenza impressionante. A quanto pare Blumm stava facendo pulizia tra i suoi vecchi nastri e mini cd e ha ritrovato queste registrazioni effettuate in furgoni,tende,alberghi,cucine,negozi di giocattoli...dove si possono ascoltare un venditore di patate dolci a Kyoto, i clacson di New-Delhi o un dynamophone del Museo della Tecnologia di Berlino. Il tutto intermezzato da piccole parti di chitarra. Da ammirare la capacità di unire i vari frammenti sonori con gusto e stile creando così una composizione omogenea e singolare. I Bradien (Balbini, Dave Harris e Matias Rossi) sono invece una band strumentale spagnola (Barcellona) attiva dal 2007 e che in questo "Trim" riorganizza e rielabora alcuni brani tralasciati dalla loro precedente uscita con spa.RK intitolata "Linden". Il risultato sono 6 composizioni dalle ritmiche latin elettro-intelligenti spruzzate da lievi melodie soffuse. Anche qui non mancano rumori casalinghi, voci fuori campo, far-west spagnolo nella notte di un club. Due realtà contemporanee di grande valore che distribuiscono la loro opera gratuitamente. Approfittatene.
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Thursday, 23 December 2010
[mam146] - Oscar de la Fuente and Rachel Bosch - "Paper Moons"
Si torna a parlare di Mine,all Mine Records con questa nuova ed ottima release firmata Oscar de la Fuente e Rachel Bosch intitolata "Paper Moons".
Di Oscar si sa che è membro della band Madrilena dei fiRa fEM mentre della cantante Rachel sappiamo che proviene da Minneapolis e risiede a Madrid. "Paper Moons", il brano d'apertura dell'EP, mi conquista già dal primo ascolto, dove un suono elettronico seduto sulla stessa nota gioca ritmicamente con il resto del brano, i cui protagonisti sono una drum-machine dall'incedere ombroso e un arpeggio di chitarra dallo sguardo sospettoso. E' molto interessante lo sviluppo di questa traccia, dove da un intro in crescendo si passa al quasi totale silenzio presente all'entrata della voce doppiata di Rachel, fino ad una ripresa graduale di ogni strumento accompagnata da nuovi e dolenti cori. Un brano dall'atmosfera tentacolare, difficile da dimenticare. "Sweet Howls" è un'altra gran bella canzone dove il dolce arpeggio di chitarra avanza cautamente con una batteria appena accarezzata incontrando nella parte centrale la voce sussurrata di Rachel e scomparendo con delicatezza nuovamente nel silenzio. Ottimo il lavoro musicale eseguito da Oscar de la Fuerte. Strumenti sapientemente dosati con cura e senza eccessi, acustica ed elettronica mescolati con maestria. "Paper Moon" è un EP per momenti quieti, da ascoltare con distensione, mentre una mano amica ti accarezza i capelli. Un sussurro, un soffio, piccole particelle in movimento tra i raggi di sole che penetrano nella stanza fredda di un inverno troppo lungo. Molto coinvolgente la piccola tensione chitarristica che s'infila nel mezzo della pacatezza di "The telegrams".
Papermoons
Sweet Howls
Telegrams
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Di Oscar si sa che è membro della band Madrilena dei fiRa fEM mentre della cantante Rachel sappiamo che proviene da Minneapolis e risiede a Madrid. "Paper Moons", il brano d'apertura dell'EP, mi conquista già dal primo ascolto, dove un suono elettronico seduto sulla stessa nota gioca ritmicamente con il resto del brano, i cui protagonisti sono una drum-machine dall'incedere ombroso e un arpeggio di chitarra dallo sguardo sospettoso. E' molto interessante lo sviluppo di questa traccia, dove da un intro in crescendo si passa al quasi totale silenzio presente all'entrata della voce doppiata di Rachel, fino ad una ripresa graduale di ogni strumento accompagnata da nuovi e dolenti cori. Un brano dall'atmosfera tentacolare, difficile da dimenticare. "Sweet Howls" è un'altra gran bella canzone dove il dolce arpeggio di chitarra avanza cautamente con una batteria appena accarezzata incontrando nella parte centrale la voce sussurrata di Rachel e scomparendo con delicatezza nuovamente nel silenzio. Ottimo il lavoro musicale eseguito da Oscar de la Fuerte. Strumenti sapientemente dosati con cura e senza eccessi, acustica ed elettronica mescolati con maestria. "Paper Moon" è un EP per momenti quieti, da ascoltare con distensione, mentre una mano amica ti accarezza i capelli. Un sussurro, un soffio, piccole particelle in movimento tra i raggi di sole che penetrano nella stanza fredda di un inverno troppo lungo. Molto coinvolgente la piccola tensione chitarristica che s'infila nel mezzo della pacatezza di "The telegrams".
Papermoons
Sweet Howls
Telegrams
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Tuesday, 21 December 2010
[wh145] abc100 – Cosmic Dance of Tanzania
Release n°145 per Webbed Hand Records, netlabel guidata dai fratelli Chris e Dan McDill, attiva dall'Agosto 2007 e artefice di numerose produzioni avventurose e sperimentali. Qui ci presentano abc100 (alias Alexandr Sinyagin) che, leggendo il testo di presentazione di "Cosmic Dance of Tanzania", sta cercando di trasferire in musica alcune dinamiche letterarie (!?!). Molti dei brani presenti in questo album variopinto superano a malapena il minuto, saltellando da ritmiche dance a una moltitudine di campionamenti, voci, cori africani e suoni graffianti e acidi. Le parti si susseguono molto rapidamente mantenendo l'ascolto vivo e allontanando la noia che è sempre in agguato in un certo tipo di produzioni. I brani sono collegati l'uno all'altro e non è facile distinguere l'inizio e la fine di ogni traccia (vista anche la varietà dei cambi presenti all'interno di ognuna). Sound-Collage allo stato puro. Ardua impresa trovare tracce di melodia. Alexandr oltre ad avere un'animata fantasia credo che sia anche proprietario di una libreria di suoni non indifferente. "Cosmic Dance of Tanzania" sono tranci d'Africa inseriti in un frullatore colmo di frammenti sonori ruvidi e ritmiche da club, il tutto sapientemente miscelato con i giusti tempi e le dovute quantità. Album che ascolto dopo ascolto si fa sempre più interessante. Per palati un po' esigenti.
Kijo kingdom
Night-j
Escape from the star Kapteyn - part2
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Kijo kingdom
Night-j
Escape from the star Kapteyn - part2
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