Continua il legame che oramai si protrae da alcuni anni tra Azoora e 23 Seconds. Questa è la sesta release che la band offre al catalogo della netlabel di Gothenburg (Svezia). In questo "Instrumentals vol.1" gli Azoora si cimentano in un esperimento strumentale firmato dal poli-strumentista John Purcell (che tra l'altro è nello staff dell'etichetta come produttore) e dal batterista Ben Cochrane, abbandonando così per una volta la calda e sensuale voce del cantante Paul Loader. Il risultato sono sette tracce dal ritmo sostenuto, come la prima "Balls out", con un thrilling-piano ossessivo e un synth ritmicamente impazzito che colorano l'intero pezzo.
"Cirque du Lune" è un malinconico brano suddiviso in due parti in cui il piano, dal vago sapore di un dimenticato film francese dei primi anni 70, rimane nuovamente il perno centrale, dando l'appoggio a svariati interventi chitarristici e a lamenti sonori contorti. "23 seconds to love" è forse il punto in cui sento di più la mancanza della voce di Paul; ad essere sincero in alcuni momenti mi canticchiavo mentalmente una linea melodica perfetta per la timbrica vocale del cantante qui assente. Flauti che disegnano melodie in un luogo desolato in mezzo al deserto in cui Morricone e gli Smiths si guardano dritti negli occhi prima di un eventuale duello. Uno degli episodi migliori dell'album. La funambolica "Sleepdrone" rimane costantemente su un filo in tensione in attesa di un'esplosione o una caduta imminente che mai arriverà. "Floating in the sun" circola spensierata su una ritmica semi-disco anni 70 e solo in questa traccia giunge un lontano eco di voci umane, forse a creare un sottile collegamento per il prossimo album di Azoora in formazione completa che arriverà a noi nell'estate 2011.
Pochissime notizie per questa release proposta da música pop desempregada, movimento musicale creato nel 2010 da alcuni artisti residenti nei pressi di Coimbra in Portogallo. Chitarre trattate, reverse, filtri, effetti, loop ipnotici, drum machine e cori trascendentali per un album dal suono molto personale. Scaricabile tramite link esterno su Mediafire.
Nuova compilation creata da Netlabelism.com, magazine che si dedica alla net-audio music con Creative Commons License. Dieci tracce selezionate tra le migliori proposte del mese di gennaio 2011. Lo spazio tra i generi è ampio ma per chi non ha questo genere di problemi è perfetta.
Leggeri arpeggi di chitarra, pattern di drum machine, lievi bells per questo progetto solistico di John McGruther di Glasgow rilasciato dall'interessante netlabel scozzese Itsu jitsu. Atmosfere crepuscolari, elettronica sapientemente dosata per un Ep che sa donare calma e tranquillità.
Torna La bèl netlabeldopo due mesi di assenza dalla scena net-audio. Ci aveva lasciati con una release di stampo elettro-hip-hop-sofisticato, l'ottimo "E non sai quanto ci penso" di Neeva ed ora inaugura il nuovo anno con questo EP dalle tinte decisamente più acustiche intitolato "Happy song is a happy song", esordio solistico del poli-strumentista cagliaritano Nick Rivera (alias Michele Sarti). Nick, che vanta passate collaborazioni con Franklin Delano e Bron Y Aur, ha iniziato questo progetto a Londra, dove tra l'altro ha girato il simpatico video di "Horn Y Orgy" con la regia di Roddy Clarck e Simon Jarvis, proseguendolo sul finire del 2010 qui in Italia, dove ha intrapreso anche una discreta attività live. L'EP si apre con il delicato arpeggio di chitarra di "Renee Luise", piacevole passeggiata tra le campagne notturne in compagnia di piccoli ed intimiditi alieni in cerca di comunicazione, dove tra un passo e l'altro una miriade di strumenti acustici si prendono per mano in un crescendo lento e costante. Il brano che dà il titolo all'EP, con il suo giocoso sovrapporsi di ritmiche, delinea bene lo stile compositivo del musicista cagliaritano, a cui piace aggiungere progressivamente nuovi strati sonori all'interno delle sue tracce, infondendo un lieve senso di speranza e di comunione. In "Butter in my head", la voce sussurrata col sapore di primo risveglio è inizialmente accompagnata in un'atmosfera semi religiosa da un pizzicato e da un cello...chiudo gli occhi e sono all'interno di una minuscola camera dalla luce soffusa in compagnia di Nick e i suoi amici strumentisti, tra bicchieri di buon vino e qualche sigaretta che crea quella foschia necessaria alla giusta atmosfera. Il brano si evolve successivamente verso una lenta marcia tra trombe e synth anni 70.
A mio parere l'episodio più riuscito di questo EP (con il mastering effettuato da Bill Gautier a Londra), in cui Rivera dimostra di sapere accostare strumenti acustici consueti ed inconsueti a sonorità più elettroniche con gusto e naturalezza creando un sound decisamente originale.
"Questo è il punto in cui incomincia qualcosa", scrive il comunicato stampa per presentare la release n°1 della mini netlabel indonesiana Mizou. Il suono di questo EP di Mademoi Selle (one woman project di Etza Meisyara), "Bipolar Disorder", ha colpito la mia attenzione sin dal primo ascolto. Un mix di jazz acustico ed elettronico difficile da definire, con alcuni chilogrammi di groove da vendere. Tre elementi essenziali: il piano, in netta evidenza (che a volte è talmente meccanico e "dritto" sui sedicesimi che sembra quasi quantizzato); il basso (che in alcuni episodi sembra imprestato dalla gloriosa Yamaha DX7 dei primi anni 80, mentre in altri è nettamente acustico) ed una batteria che sposta i suoi colpi dal battere al levare con estrema semplicità. Ed è forse proprio questo l'aspetto che mi affascina di più di questo "Bipolar Disorder", jazz-funk meccanizzato suonato con tensione positiva ed una forza espressiva esplosiva. Etza Meisyara, dopo passate esperienze in svariati gruppi in qualità di batterista, bassista, pianista e chitarrista ed una release nell'Aprile 2010 per Stoneage Records ("Collapse", lontana anni luce dall'energia jazzy di "Bipolar Disorder") si è chiusa in casa davanti al suo pc ed in compagnia di tutti i suoi strumenti ha riordinato tutte le conoscenze ed emozioni acquisite nel tempo ("Sono un prodotto di tutte la mie esperienze" scrive Etza nel suo blog). Suonando ogni singola parte con energia e freschezza ed amalgamando una quantità elevata di generi e stili con gusto e naturalezza, è nata questa opera prima di assoluto rilievo ed originalità. Mademoi Selle suona come una band, ascoltate il groove di "Psyche's Key", saltella da un ritmo funky ad un ritmo swing con il solo schiocco delle dita. In "Himitsu"(unica cover dell'EP, scritta originariamente da Shiina Ringo) rievoca atmosfere da film poliziesco balzando dentro ad una jam session eseguita davanti allo specchio. Etza, oltre ad essere un'ottima poli-strumentista possiede vasta fantasia e immaginazione. Un giovane talento da seguire con attenzione...."questo è il punto in cui incomincia qualcosa". Esatto.